giovedì 18 aprile 2013

Esce "Goldfoil", il debutto solista di Adriano Viterbini dei BSBE. La nostra intervista.


Vuoi raccontarci come è nato il tuo ultimo album? In cosa si differenzia da ciò che hai fatto finora coi BSBE?

Goldfoil esiste perché ho sentito forte l'esigenza di fermare per sempre le emozioni che ho ricevuto ascoltando per la prima volta una chitarra slide, o una canzone particolarmente magica. Ho voluto mettere insieme queste suggestioni, appuntarle, approfondirne il linguaggio...poi quando ho ritenuto i tempi maturi, le ho registrate, così come mi sentivo..come le avrei volute ricordare. Con i Bud siamo al lavoro su nuove idee....in Goldfoil suono solo la chitarra, è un disco morbido, a basso volume...tutto il contrario dei Budexplosion

Se dovessi convincere un neofita del genere ad ascoltare le tue canzoni senza utilizzare definizioni come “american primitivism” o “pre-war blues” cosa gli diresti?

Mmmm una definizione non la trovo al momento... però Goldfoil possiamo classificarlo sicuramente come un disco Blues , le influenze che possono caratterizzarlo sono diverse però...la musica africana , il drone, musica minimale...

Ho trovato stupendo, nella sua semplicità, il video di Kensington Blues. Di chi è stata l'idea?

Tutto merito di Davide Caucci di Bomba dischi e del super regista Dandaddy....loro hanno sviluppato e realizzato il video, perfetto per la musica di Kensinton Blues. Ci siamo presi 2 giorni, e abbiamo fatto lunghe passeggiate sulla neve...la strada che ci è piaciuta di più è quella che percorriamo nel video.

La canzone invece è un omaggio al compianto Jack Rose. Mi piace questo percorso che si crea ascoltando il tuo disco, che parte dai mostri sacri lontani nel tempo per arrivare ai giorni nostri. Pensi sia una visione corretta?

Nel disco ci sono tante cose che mi hanno colpito in modo profondo, non ho fatto caso a che periodo storico si riferissero quando mi hanno fulminato... ho solo appuntato autore brano ed emozione...è stato un bel viaggio rielaborarle e viverle al meglio prima di registrarle.

Come è nata la collaborazione con Alessandro Cortini dei Nine Inch Nails?

Sono un fan dei NIN da quando ero ragazzino, e ho sempre stimato moltissimo il lavoro di Alessandro Cortini prima che entrasse nella band e una volta nel gruppo...anche tutti i suoi lavori da solista sono sempre stati per me un riferimento assoluto. L'ho contattato tramite amici in comune ed il suo contributo ha portato il lavoro su un altro piano.


Mi pare di aver capito che tu sia un ascoltatore di musica a 360 gradi. L'amore per la musica e il blues in particolare è un'eredità di famiglia o sei una autodidatta?

Quando mio padre portò a casa il film di Mississippi Adventure, avevo 11 anni...quando ho sentito la slide sono rimasto letteralmente folgorato....la musica e lo studio della chitarra è stata una rivelazione, un mezzo con cui poter vivere meglio e non essere mai solo.

Quali sono i dischi che ti hanno cambiato la vita?

Paris Texas” di Ry Cooder, il primo album di Johnny Winter, “Dirt Floor” di Chris Whitley.

Perché in Italia il pubblico che segue il blues riesce ad avvicinarsi più facilmente alle nuove proposte appartenenti alla scena cosiddetta indipendente mentre chi ascolta i BSBE e i Cyborgs perché osannati sui siti indie di riferimento non ascolta chi suona lo stesso genere da 30 anni? Non ti scoccia sapere che qualcuno andrebbe volentieri al concerto di Adriano Viterbini dei BSBE e non a quello del bluesman Adriano Viterbini?

Sarò fortunato per ogni persona che verrà ad ascoltare un concerto dei Bud o un mio concerto....è musica differente ed è normale che si creino delle preferenze..

Nella musica dei BSBE sento Hendrix, John Hammond, Cooder, Mavis Staple, the Roots, Nirvana, RATM, Black Crowes, North Mississippi All Stars e tanto altro ancora mescolato al rock italiano in una amalgama miracolosamente riuscito. Soprattutto perché pur essendo sonorità arcinote alla fine suona incredibilmente originale e nuovo. Ci avete lavorato molto o vi è venuto al primo colpo?

Con i Bud abbiamo sempre cercato di lavorare sulla nostra identità, e stiamo ancora nel bel mezzo del lavoro...ma sono orgoglioso di come stiamo elaborando le nuove idee....questa però è una sorpresona........ ;)

WEB 

martedì 12 marzo 2013

European Blues Challenge: vince l'Italia con Veronica & The Red Wine Serenaders

Inaspettato, entusiasmante,  risultato quello scaturito dalla due giorni di Tolosa per l'European Blues Challenge 2013 organizzata dall'European Blues Union.
Per la giuria composta dai maggiori promoter e festival blues europei  la band migliore del concorso è quella italiana: Veronica & The Red Wine Serenaders.

In una struttura eccellente, gremita di pubblico e promoter Veronica Sbergia, Max De Bernardi e Alessandra Cecala hanno conquistato un premio meritato, ciliegina sulla torta di un anno ricco di soddisfazioni in ambito discografico e live.

Sulle 20 band provenienti dai rispettivi paesi la band nostrana è risultata evidentemente la proposta più valida. I tre musicisti supportati da una risposta straordinaria del numerosissimo pubblico accorso in sala hanno convinto tutti meritandosi con una performance tirata e intensa questo risultato che gli ha messi ancor di più sotto i riflettori della musica del vecchio continente.

Freschi, divertenti, tecnicamente impeccabili Veronica e soci con la loro Old Time Music anni '20 e '30 reinterpretata con piglio personale e moderno hanno attirato l'attenzione di tutti i presenti (già confermata, per esempio, la loro partecipazione al Notodden in Norvegia, uno dei maggiori festival europei).
Al secondo posto, a pari merito Spagna e Romania con Chico & The Big Bet e Soul Serenade due giovani e interessanti formazioni che testimoniano la qualità e l'intraprendenza delle nuove leve in ambito blues.

EUROPEAN BLUES UNION
Veronica & The Red Wine Serenaders

martedì 19 febbraio 2013

Disco, tour e video - Sbarca Andy J.Forest!

Andy J.Forest è di casa in Italia - grazie a Dio- ma ogni volta che torna aggiunge qualcosa di nuovo alla sua già eclettica carriera artistica. Qualche anno fa ricordo di averlo ritrovato anche chitarrista slide e one man band!

Ora dall' 1 al 10 marzo eccolo riapprodare con un tour nella penisola e con un nuovo, bellissimo album dal titolo "Other Rooms" registrato tra New Orleans, Parigi e Milano per Slang Records.

Il disco poetico e festoso al tempo stesso, in pieno "stile Forest/Orleans",  vede, oltre che un Andy factotum alle prese con voce, scrittura, armonica, tromba, asse da lavare e quant'altro, una lunga lista di musicisti con in bella evidenza una sezione fiati eccellente;  due miei miti personali spiccano inoltre tra gli ospiti: Anders Osborne e Washboard Chaz.
Andy e Alison

Forte è anche la presenza nostrana, i "fratelli italiani" dell'armonicista (Vezzano, Tonani e Leoni) infatti  curano le musiche di quasi tutti i brani a firma di Forest; unica cover "T'es La Femme Qu’il Me Faut" di Dumont resa celebre da Edith Piaf.

Il video del primo brano del disco "Franklin Avenue" è stato girato dalla figlia, bella e brava come papà, Alison J.Forest (curiosità: lei ha studiato all'Accademia delle arti di Bologna ed è la protagonista di un videoclip notissimo dei Baustelle - "La Guerra è finita").

Di seguito le date e il video!


01/03/2013 - Lodi Blues festival
Teatro alle Vigne
Via Cavour 66 - Lodi (LO)

02/03/2013 - Bellinzona Blues Session 2013
Birreria Bavarese
viale Stazione 34 - Bellinzona (CH)

06/03/2013 - Circolo dei lavoratori di Iseo
Andy solo
Vicolo della Pergola  7/C - Iseo (BS)

07/03/2013 - Andy solo
Padova (PD)

08/03/2013 - Park Hotel Laurin
Via Laurin 4 - Bolzano (BZ)



Link:
Andy J.Forest
Anders Osborne
Washboard Chaz
Slang
Cristina Arrigoni(fotografa) 

mercoledì 13 febbraio 2013

Il "ritorno al blues" di Robben Ford. Nuovo disco e tour

Robben Ford, leggenda vivente delle sei corde torna alle origini;
Il 18 febbraio uscirà "Bringing It Back Home" nuovo album in cui ritorna al blues; ovviamente alla sua maniera, non aspettativi chicago blues o simili, semplicemente una scelta più classica dei brani con qualche spuntatina alle scorribande rock e fusion che avevamo sentito in qualche ultimo disco.

E' Robben Ford: raffinato, suono e fraseggio inconfondibile; lo si può amare oppure odiare ma è uno degli indiscussi protagonisti della chitarra blues del '900 e fa pesare il suo ruolo in ogni cosa che fa.

Per questo nuovo lavoro registrato a Los Angeles con l'ausilio di Ed Cherney - tecnico "da Grammy" in passato con Clapton, Bonnie Rait, Ry Cooder, Iggy Pop- Ford si avvale di musicisti con i quali non ha mai suonato come Harvey Mason, Larry Goldings, David Piltch e Steve Baxter (al trombone!); gente che non a caso forse non proviene dal blues ma che può certamente seguire appieno l'anima multiforme, la tecnica complessa e la classe del chitarrista.


Funky, ballate, soul, blues, cover di Charlie Patton o Bob Dylan nelle mani di Ford tutto diventa elegante e caldo...
Il disco non deluderà di certo i suoi estimatori. (Qui una bella recensione di Bruno Conti)

Due le date annunciate in Italia ad aprile: il 3 a Roma (Orion Club) e il 4 Padova (Teatro Geox).
Il tour estivo invece sarà dal 27 giugno al 13 luglio.

Sito Robben Ford

Informazioni sul tour estivo: info@slangmusic.com
Booking e richieste concerti: alessandro@slangmusic.com


martedì 12 febbraio 2013

Belgrado - Chicago sola andata. Ana Popovic conquista gli USA

Ana Popovic di strada ne ha fatta da quando tanti anni fa a Belgrado si appassionò ai dischi del padre e prese in mano una chitarra. Il suo nome cominciò a circolare in breve tempo nei festival in nord Europa (nel frattempo si era stabilita in Olanda per studiare chitarra jazz) e non tardò a intraprendere i primi tour. Una donna, giovane e bella che suona la chitarra elettrica fa subito notizia; questo bisogna dirlo non l'ha ostacolata (anche se in certi ambienti può essere d'impiccio) ma Ana non è solo questo, il suo successo non è solo immagine.

Chi l'ha seguita nel corso della sua carriera sa che c'è anche la sostanza, e non poca; una qualità in crescita costante soprattutto dal punto di vista tecnico, di presenza scenica sul palco, di feeling. La crescita impressionante che si coglie da un disco all'altro è merito di lavoro costante, di fatica, studio e sacrifici (la ricordo al Black & Blue Festival in versione mamma in tour con il bimbo nato da poco).

Jam con il signor Buddy Guy

Se è vero che "gli uomini preferiscono le bionde" è anche vero che le casse dello stereo non mentono e la critica e gli illustri colleghi d'oltreoceano che l'hanno acclamata sono la testimonianza che siamo di fronte ad una artista vera.

Ana & The Mo' Better Love
Oggi è perennemente in viaggio negli USA e non solo con il suo rock-blues moderno e contaminato; se si fa un giro sul suo sito ci si rende conto della portata del suo successo: tour nei club e festival più importanti del mondo, svariate nomination ai Music Blues Awards, la partecipazione alla Legendary Rhythm & Blues Cruise, jam con svariati mostri sacri, riconoscimenti da Billboard, Guitar World e compagnia bella.

Oltre al suo solito gruppo sta per intraprendere un tour con una "all star band" statunitense che toccherà anche l'Europa: Ana & the Mo' Better Love tra cui spiccano Tony Coleman (batterista di B.B.King) e John Williams (bassista di Al Green).


La ex ragazzina jugoslava ha conquistato anche la patria del blues, onore al merito.

Live at Marquee. Universal ristampa l'album culto dei Nine Below Zero.

Pochi mesi fa la Universal si è scomodata per ristampare "Live at the Marquee" dei Nine Below Zero. L'album, un live del 1980 appunto, fu l'opera prima del quartetto tuttora perennemente in tour per l'Europa.
Chi non conosce la storia della musica forse non sa che quel debutto fu una folgorazione per molti appassionati, una bomba che proiettò Dennis Greaves, Mark Feltham e compagni dai pub londinesi alle tv e ai grandi palchi. Un successo rapido come la loro musica ma anche breve dato che la band si separò pochi anni dopo (per poi ricomporsi nel 1990 con l'arrivo della sezione ritmica di Rory Gallagher!).


Quando in Rai passavano cose interessanti...

Tornando a quel 1980 c'era stato il British Blues e c'era il Punk e il quartetto che si era ormai esibito in tutte le birrerie di Londra sforna questo disco che coglie appieno lo spirito del periodo pur essendo controcorrente.
I Nine Below Zero si ispirano a Muddy Waters a Chuck Berry a Freddy King e a Sonny Boy Williamson ma hanno l'approccio rissoso e frenetico da ribelli di periferia londinese; si vestono eleganti ma sputano sudore e birra nei peggiori (o migliori a seconda dei punti di vista) pub londinesi. Troppo blues per essere punk, troppo bianco per essere nero...
E' pub-rock, "categoria" in cui sono stati infilati artisti differenti come Nick Lowe, Graham Parker, l'Elvis Costello della prima ora e soprattutto i Dr. Feelgood (prima ispiratori e poi rivali in fama dei Nine).

Nuova versione rimasterizzata quella di questa ristampa con l'aggiunta di 7 inediti e materiale video da quelle due calde notti di registrazione al mitico Marquee per il gruppo che il padre del blues inglese Alexis Korner definì "il gruppo inglese più eccitante dopo i Rolling Stones".
Una chicca come si suol dire da avere assolutamente e non come memorabilia ma come goduriosa performance di un gruppo attivo e prolifico oggi più che mai (e, buon per noi, innamorato dell'Italia).

IlFigliodelvoodoo

il sito



lunedì 11 febbraio 2013

Torna il Lodi Blues Festival!


Andy J.Forest e Duke Robbilard le teste di serie per il Festival in teatro che si terrà l'1 e 2 marzo 2013.

Torna la bella iniziativa al Teatro delle Vigne di Lodi che farà felici gli appassionati di blues.
La prima serata vedrà il ritorno del nostro amico Andy J.Forest con band al completo: Pablo Leoni, Luca Tonani e il miracoloso Heggy Vezzano (alle prese negli ultimi anni anche coi tour di Nina Zilli). Lo spettacolare showman di New Orleans presenterà il suo ultimo album "Other Rooms" - di cui parleremo a breve. In apertura la formazione Nerves and Muscles che vede al suo interno i veterani Angelo Leadbelly Rossi, Max Prandi e Tiziano Rooster Galli e che grazie al recente disco omonimo sta riscuotendo consensi ottimi sulle riviste specializzate.
Seconda serata straordinaria con il maestro Duke Robillard, potente e raffinato chitarrista che prima di intraprendere la carriera solista ha militato in due "gruppetti da poco" come i Roomful of Blues (è uno dei fondatori) e i Fabulous Thunderbird (ha sostituito Jimmy Vaughn). La serata è impreziosita - formula abusata e stucchevole ma che nel caso specifico calza perfettamente - dall'introduzione di Marco Pandolfi con il suo blues antico e fresco al tempo stesso.
Mica male no?





Informazioni utili:
Tel. 0371.425862 - 392.9433460
Biglietto ingresso 1 serata: 15 €
Abbonamento per 2 serate: 22 €
Posto unico non numerato
Apertura biglietteria: h 20.00 / Apertura porte: h 20.30 / Inizio concerti: h 21.00

venerdì 25 gennaio 2013

Blues e colibrì: Veronica Sbergia nei Caraibi

Per il secondo anno consecutivo la nostra Veronica è stata invitata a partecipare allo straordinario Mustique Blues Festival nei Caraibi.

Il Festival che si svolge dal 23 gennaio al 6 febbraio ospiterà artisti internazionali del calibro di Joe Louis Walker, Shemekia Copeland, Todd Sharpeville, Dana Gillespie (la madrina della rassegna) e molti altri.

Lʼintero ricavato delle serate verrà devoluto in beneficenza alla fondazione Basilʼs Charles Educational Foundation, che aiuta la scolarizzazione dei ragazzi meno privilegiati di St.Vincent &
Grenadines.

A Veronica, unica italiana ad aver mai partecipato, l'onore, armata di ukulele, di aprire tutte le serate in una cornice da brividi tra il mitico Basil's Bar e le acque cristalline dell'oceano.
Ron Wood al Mustique Blues Festival
Un giusto riconoscimento per questa nostra artista che sta riscuotendo soprattutto all'estero consensi sempre più ampi.
Vincendo un'invidia smisurata (ma orgogliosi più che mai) l'abbiamo sentita via mail;

"E' vero ho già suonato l'anno scorso ma appena sono arrivata al Basil's Bar mi è venuto da piangere per la felicità. Gli artisti coinvolti sono incredibili, per me è un onore condividere questa esperienza con loro. La location poi... è una specie di paradiso, non ci crederai è pieno di colibrì... colibrì ovunque!
Ieri sera si è presentato Ron Wood dei Rolling Stones e ha suonato... Ron Wood! E' in forma smagliante... Cioè ho avuto Ron Wood a dieci centimetri da me!!!"

La odiamo. No non è vero. Un pochino soltanto.
Forza Veronica!

sabato 19 gennaio 2013

Belli e vagabondi, il 24 gennaio arrivano a Varese i musicisti di strada di New Orleans.

Esther Rose
Luke Winslow King, Esther Rose e Roberto Luti: il nuovo blues della Louisiana il 24 gennaio al Cineteatro Nuovo di Varese.

Dalle strade ai festival più importanti degli Stati Uniti Luke Winslow King e il suo gruppo negli ultimi anni hanno destato l’attenzione di stampa e appassionati non solo in ambito blues. Sono una  delle promesse del nuova scena roots americana, punta di diamante del nu-blues di New Orleans che guarda con rispetto alla tradizione ma da un soffio di novità e freschezza alle radici della musica nera.
Non è un caso se Luke e i suoi compagni di viaggio sono stati scelti, di recente, per aprire alcuni concerti di Jack White (The White Stripes, Raconteurs, Dead Weather) e se ne sono interessati in alcuni servizi CNN e Discovery Channel. Cantautore navigato  (segnalato da “American Songwriter Magazine”) abile chitarrista e cantante dalla vocalità calda e rilassata di chi sa che sotto il sole della Louisiana non bisogna avere troppa fretta, Luke Winslow King guida i suoi street-musicians lungo e in largo per Sati Uniti e Vecchio Continente. Al suo fianco,  inseparabile, c’è la raffinata Esther Rose, viso da attrice degli anni ’50, voce d’angelo e washboard sulle ginocchia  (asse da lavare utilizzato come strumento percussivo);
Luke Winslow King
Alla chitarra elettrica il livornese giramondo: Roberto Luti, membro fondamentale del gruppo di artisti di strada del progetto Playing for Change che conta su youtube milioni e milioni di visualizzazioni oltre ad un pluripremiato film-documentario grazie ai cui ricavi è stata creata una Fondazione che ha costruito scuole di musica in zone disagiate di Africa e Asia.  Roberto ha conosciuto Esther e Luke proprio a New Orleans, città che l’ha prima accolto, amato e poi cacciato... “per dieci anni non mi sono curato molto dei miei permessi di soggiorno e della mia condizione di clandestino così dopo Katrina mi hanno esiliato” dice tra il malinconico e l’ironico.
Chiude il quartetto, l’eccellente contrabbassista Lucio Villani che collabora stabilmente con grandi personaggi come Sugar Ray Norcia e Junior Watson.

Luke e i suoi presenteranno i brani dall’ultimo disco “The Coming Tide” e anticipazioni  del futuro nuovo album. Questa è una di quelle occasioni in cui si usa dire: “concerto imperdibile!”

Se Woody Allen avesse deciso di ambientare a New Orleans il viaggio onirico di “Midnight In Paris”, Luke Winslow-King sarebbe stato il protagonista perfetto: trasportato nel cuore della notte tra i vecchi locali del French Quarter, a incontrare i fantasmi di Louis Armstrong e Ma Rainey.” 
– OndaRock - 

“Roberto Luti suona in una maniera così naturale…  sembra che sia tutto semplice ma quello che ne viene fuori è incredibile. Quando suonavamo nei locali a New Orleans venivano a sentirlo tutti, anche i grandi del jazz”  
- Andy J.Forest (musicista, attore e scrittore americano)- 

www.lukewinslowking.net
www.playingforchange.com


Giovedì 24 gennaio 2013
Ore 21.00 – ingresso 10 euro
Cineteatro Nuovo – viale dei Mille 39 – Varese

Nell’ambito di Note di Scena e Cold Session
Organizzazione: Filmstudio90 e Black & Blue Festival

Info e prenotazioni: info@bb-blues.com

lunedì 7 gennaio 2013

Intervista al grande Willie Nile, in concerto il 10 gennaio al teatro Duse di Besozzo.


Fu considerato sin dai suoi primi passi come uno dei grandi del cantautorato folk rock americano. Ha amici importanti che lo supportano e stimano, come The Who e Bruce Springsteen e dal vivo dà tutto se stesso. Dopo una carriera trentennale, piena di soddisfazioni, spesa in giro per il mondo, ancora conserva l'entusiasmo di esibirsi come fosse rimasto quel ragazzino che già nel 1980  calcava  palchi importanti come spalla proprio della band di Pete Townshend. In attesa del concerto di giovedì 10 gennaio al Teatro Duse di Besozzo, dove si esibirà con il chitarrista Marco Limido, vi proponiamo l'intervista che Willie Nile ci ha gentilmente concesso.


Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di crescere in una famiglia di musicisti?

È stato bello crescere in una famiglia di musicisti. C'era sempre musica in casa, rock'n'roll, classica, big band, boogie woogie, blues e tutti gli altri generi. Penso che questa diffusione tra le mura domestiche, sia che provenisse direttamente dal pianoforte oppure dal giradischi, è stata arricchente per l'anima, il cuore e lo spirito. Da Beethoven a Chuck Berry, ai Rolling Stones e andando oltre. Ho amato questa varietà. Mio nonno suonava il piano e diresse un'orchestra per 20 anni a Buffalo durante il periodo dei vaudeville. Tutti i musicisti di quel periodo passarono da quelle parti. Bojangles Robinson era solito spedirgli la cartolina di auguri natalizi ogni anno. Ci sono storie incredibili narrate da mio padre riguardo la sua gioventù passata andando a teatro 3 o 4 volte alla settimana per vedere suo padre al lavoro. Ottimo materiale per l'immaginazione.

Da ragazzo prendevi lezioni di musica classica al pianoforte, poi crescendo l'approdo al rock & roll. Cosa è successo? Fu un passaggio graduale o scattò la scintilla?

Fu una transizione naturale. Ho preso lezioni di musica classica al pianoforte per molti anni. In famiglia lo suonavano in tanti, i miei fratelli, i miei zii e mio nonno, così fu normale per me voler imparare, e ne fui felice. Spesso in casa organizzavamo grandi feste in cui i miei zii suonavano boogie woogie e ragtime e la gente cantava a lungo. Era veramente divertente. Ma crescendo e ascoltando sempre di più il rock'n'roll, suonare musica classica iniziò ad annoiarmi. Da adolescente scrivevo poesie ed un giorno provai a musicarne una. Da quel momento in poi ho solamente scritto canzoni e trasformato ogni mia parola e poesia in musica.

Willie e il Boss
All'università hai studiato filosofia. Quali autori e concetti ti hanno maggiormente colpito? Pensi che il tuo percorso scolastico possa aver influenzato la tua vita e, in particolare, la tua musica?

Sì, sono laureato in filosofia. Sono appassionato di Buddismo Zen e misticismo orientale. Istintivamente mi hanno colpito di più. Ho letto D.T. Suzuki, Thomas Merton, Alan Watts, Lao Tzu ecc. Mi piacciono molto anche gli scrittori della Beat Generation, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Bob Kaufman, ecc. Al momento sono le letture che preferisco. Sicuramente hanno influenzato la mia vita e la mia scrittura. Ho imparato ad affidarmi di più ai miei istinti ed ascoltare maggiormente il mio cuore.

Il tuo primo disco fu acclamato dalla critica che ti dipinse come la next big thing del cantautorato americano. Quali emozioni hai provato in quel momento della tua vita e come fu accompagnare in tour gli Who?

Non presi mai troppo seriamente tutti gli elogi ricevuti dopo l'uscita di quel disco. Certo, fui molto felice e grato nei confronti della gente a cui piacque ma ero solo all'inizio e avevo ancora molte cose da imparare e lo sapevo bene. Allo stesso modo non mi feci influenzare dall'hype di essere la next big thing. Pensavo fosse ridicolo. Non sono mai stato interessato alla fama. Semplicemente mi piaceva la musica ed era quello il motivo per cui suonavo.
Andare in tour con gli Who per gli Stati Uniti fu incredibile. Puoi immaginare cosa vuol dire viaggiare un mese attraverso tutto il paese per la prima volta e vedere gli Who sera dopo sera prorompere sopra un palco? Fu davvero molto spassoso. Loro furono molto gentili e generosi nei nostri confronti. Grandi persone. Con Pete, Roger e il loro management sono tuttora amico. Ho visto Pete due mesi fa qui a New York e Roger è venuto ad un mio concerto in Inghilterra l'anno scorso. Li adoro e sarò sempre riconoscente loro per quei giorni stupefacenti.

Le tue esibizioni dal vivo sono sempre molto entusiasmanti e caratterizzate dal feeling col pubblico. Ma tu cosa provi quando assisti ad un concerto? Quali sono i vari gradi di emozione che rendono un concerto memorabile o poco interessante?

Amo suonare dal vivo e ricevere il riscontro emotivo del pubblico. La gente sa che credo nelle canzoni e in quello che canto e dico in ogni parola di esse. Credo sia questo che rende tutto così speciale. Tutti noi crediamo a quello che il rock'n'roll può fare al nostro cuore. A volte può dare un senso e comprensione in un maniera che non riesce ad altre esperienze della vita. In quei momenti possiamo aprire i nostri cuori e respirare per poi lasciare volare il nostro spirito selvaggio. Se non credessi con tutto me stesso in quello che sto facendo non salirei sul palco e non chiederei di essere ascoltato. Amo quello che faccio e credo che si percepisca durante i miei shows. La gente sembra essere stimolata ai concerti e io pure. Il pubblico italiano è uno dei migliori nel mondo. Sa capire la passione e il fuoco e adoro suonare per lui.
Quando sono a concerti di altri, se capisco che il musicista non crede al 100% in quello che sta facendo, non mi diverto. Ho bisogno di sapere che stanno suonando e cantando dal profondo dell'anima. Se non ho questa sensazione me ne vado.
Willie Nile & Marco Limido

Come sono andati i primi 4 anni di Obama?

Ha ricevuto parecchia resistenza ed ostruzionismo da parte dei Repubblicani, che desideravano solamente vederlo fallire. È davvero frustrante. Non ho mai visto i politici in questo paese così polarizzati. È una scocciatura. Spero che possa andare meglio nei prossimi quattro anni.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho appena finito di registrare un nuovo album che si chiamerà "American Ride". Sono contento di come è venuto. Spero possa uscire nei primi mesi del 2013, magari a Marzo. Sarò in tour in Spagna e UK ad Aprile e Maggio e spero di tornare in Italia con la band a Luglio. Il disco è composto da 11 nuove canzoni ed una cover, "People Who Died", l'eccezionale canzone di Jim Carroll.

Ho letto che ti piace una band che noi adoriamo, The Cyborgs. Come li hai conosciuti? Ci sono altri musicisti italiani che apprezzi?

Adoro The Cyborgs, sono grandiosi. Mi ha parlato di loro la brillante fotografa italiana di blues e rock Cristina Arrigoni. Sono favolosi, divertenti e spaccano. In più sono molto originali. Credo che potrebbero essere famosi in tutto il mondo. Sarebbero certamente meglio di molta della musica che esce adesso. Credo che sarebbero piaciuti molto ad Harpo Marx e anche a Buddha, se avesse avuto un lettore cd. Penso che dovrebbero essere eletti per governare il paese. Conferenze stampa ed interviste sarebbero sicuramente più interessanti.
Inoltre mi piacciono molto grandi musicisti blues italiani come Marco Limido, Joe Colombo, Joe Valeriano, per dirne alcuni. E ci sono anche grandi rockers qui. La buona musica è attiva e buona in Italia.

Vuoi dire qualcosa ai tuoi numerosi fans italiani?

Sì, vorrei dirgli di avere fede e credere nella forza redentrice della musica. Io credo ancora che ci sia salvezza in essa. Non vedo l'ora di tornare a suonare per il pubblico italiano.