sabato 1 maggio 2010

Intervista a Daniele Tenca, Blues For The Working Class

Il 9 maggio si esibirà al Twiggy di Varese Daniele Tenca con il suo progetto Blues for the Working Class…un progetto importante non solo per la qualità musicale…
Ecco l'intervista che gli abbiamo fatto qualche giorno fa, la facciamo uscire oggi, il 1 Maggio, in occasione della festa dei lavoratori, anche se per Daniele e per il progetto Blues for the Working Class, è il 1 maggio per tutto l'anno...


- Ciao Daniele, a gennaio è uscito il tuo nuovo disco che "Blues for the Working Class"...da dove arriva questo titolo?
Arriva dalla voglia di raccontare tutto quello che riguardo al lavoro non è sufficientemente raccontato dagli organi di comunicazione di massa. Il lavoro che non è sicuro e ti fa rischiare la pelle, il lavoro che perdi o che è precario e rischia di farti perdere la dignità.
Tutti temi che, occupandomi di Sicurezza sul Lavoro in prima persona quando non sono su un palco, purtroppo conosco molto da vicino.

- Blues e temi sociali...cosa ci puoi dire dell'ANMIL?
L’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) svolge un’attività di incredibile supporto per chi ha perso un familiare per incidenti sul lavoro, o ne è rimasto gravemente menomato.
Con un disco del genere, non potevo non contattarli.
Ne è nata una collaborazione che ha riguardato il brano che ha anticipato il disco, “He’s Working”, che abbiamo donato in download gratuito dal loro sito (www.anmil.it ) e dal mio (www.danieletenca.com ) a partire dal 1° Maggio dell’anno scorso, ed è ancora disponibile, dopo circa 6700 download complessivi.
Se potete, supportate tutti la loro Fondazione “Sosteniamoli subito”.

- A chi ti sei ispirato per la scrittura dei brani?
Mah, sebbene il disco sia chiaramente blues, e quindi per strutture e atmosfere in generale andiamo di sicuro a parare lì, i riferimenti per me sono stati tre artisti non proprio, o non solo blues: Bruce Springsteen per la sua capacità di scrivere canzoni con quei particolari che te le fanno sembrare dei piccoli film e per la coerenza artistica, Bob Dylan per come suona e canta blues qualsiasi cosa faccia, e Ben Harper, soprattutto per le parentesi più acustiche del disco, che è un ottimo esempio di blues del terzo millennio.

- c'è un qualche brano in particolare di cui ci vuoi raccontare?
Sono legato a tutti i brani, perché sono storie di individui e di persone che lottano per mantenere la loro dignità in mezzo al disastro del mondo del lavoro, ma ce n’è uno in particolare, 49 People, che racconta la lotta dei 49 lavoratori della INNSE di Lambrate, a cui tengo particolarmente. Soprattutto perché successivamente all’uscita del disco ho avuto modo di conoscere alcuni di loro e quello che mi hanno detto sulla canzone e in generale sul disco è quanto di meglio potessi aspettarmi da questo progetto. Persone speciali con un’etica del lavoro speciale e rara.

- Perchè hai scelto il linguaggio del blues?
Perché è sempre stato il linguaggio musicale con il quale, per tradizione, sono state veicolate le tematiche che tratto nel disco, anche se forse da un punto di vista più “individuale” che di “working class”.
Questo razionalmente, poi ti dico che il blues, essendo musica “di stomaco”, è da sempre uno dei miei generi musicali preferiti e nel quale mi trovo più a mio agio, quindi è stato praticamente automatico rivolgermi a questo tipo di linguaggio per raccontare questo tipo di storie.

- Ci sono delle cover nell’album?
Sì, due. “Factory”, da “Darkness on the Edge of Town” di Springsteen, in una lettura molto distante dalla versione originale, e il traditional USA “Eyes on the Prize”, che come canzone di lotta per difendere i propri diritti mi sembrava perfetta all’interno di un progetto di questo genere.

- Hai alle spalle dei musicisti d’eccezione (la band italiana di Andy J.Forest) come vi siete conosciuti? come è stato lavorare con loro?
Heggy Vezzano e Luca Tonani li conosco da parecchi anni, Heggy ha suonato con me nel tour del mio primo disco, “Guarda il Sole”, e Pablo Leoni l’ho conosciuto poche settimane prima di entrare in studio, quando gli ho parlato del progetto. Tutti loro, e tutti gli artisti che hanno suonato sono entrati nello spirito del disco alla grande, e da come suonano nel cd credo che questo si senta e va al di là della pura tecnica. Poi, loro sono già una band da anni e questo ha facilitato molto il lavoro di produzione artistica del disco. Averli con me anche dal vivo è un privilegio, e da come ci divertiamo quando suoniamo e viaggiamo insieme credo e spero che la collaborazione sia destinata a durare.


- Parlaci delle collaborazioni che hai avuto per la realizzazione del disco…
Principalmente, dai più ai meno conosciuti, è andata per tutti allo stesso modo: li ho contattati, ho spiegato il progetto e le finalità del disco, e prima che finissi il discorso che mi ero preparato hanno detto tutti di sì.
Per alcuni parla la loro storia di vicinanza artistica ai temi trattati (Cesare Basile, Marino Severini dei Gang), per altri una vicinanza più “personale” (Andy J. Forest, Massimo Martellotta dei Calibro 35, Sergio Cocchi), per altri la loro disponibilità (Deborah Falanga, Melissa Ghisleni).
A tutti devo dire grazie dal profondo del cuore perché hanno fatto un lavoro straordinario, così come Antonio “Cooper” Cupertino, che per me è molto più del fonico delle Officine Meccaniche che ha registrato e mixato il disco.

- …e l’esperienza al Light of Day Foundation?
È una Fondazione Statunitense che si occupa di raccogliere fondi per combattere il Morbo di Parkinson, e ha il supporto di artisti come Willie Nile, Jesse Malin, Marah, Joe D’Urso, Joe Grushecky, Michael J. Fox e Bruce Springsteen.
Organizzano per questo da più di dieci anni un tour mondiale e sono passati spesso anche in Italia, con concerti da non perdere.
Io ho avuto la fortuna di essere a New York a Novembre (per vedere Springsteen al Madison Square Garden) quando proprio a New York partiva il tour di quest’anno.
Grazie a Joe D’Urso e Bob Benjamin che hanno reso possibile la cosa, ho presentato tre brani in acustico del disco in occasione della partenza di quel tour, prima del concerto di Joe D’Urso. Mi sentivo come se stessi vendendo ghiaccio agli Esquimesi, invece è andata benissimo.

- Tra poco sarà la festa dei lavoratori...
Già. Pensa che noi non suoneremo, da nessuna parte. Preferisco pensare che quel giorno non ci sia bisogno di puntare altri riflettori sul mondo del lavoro, perché è l’unico giorno in cui ci pensano tutti.
Noi, per quanto possa fare un disco, e una band che suona live, cercheremo di mantenere quel riflettore acceso nel resto dell’anno, quando gli altri lo spengono, con tutta l’energia e la voce che abbiamo.

- Grazie Daniele
Grazie a voi!


p.s. il Joe D’Urso che viene citato nell’intervista si esibirà con i suoi Stone Caravan il 23 maggio al Miv cafè di Varese…

www.danieletenca.com
www.reverbnation.com/danieletenca
www.myspace.com/danieletenca

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