venerdì 26 ottobre 2012

European Blues Union. Intervista a Davide Grandi

Si terrà ad Arona, presso il Palacongressi, la 3° edizione dell’ European Blues Challenge che consentirà alla band (o solo/duo) vincitrice della competizione di rappresentare l’Italia alle finali europee che si terranno a Tolosa (Francia) l’8 e 9 marzo 2013. Molto agguerrita quest’anno la finale con esponenti del blues italiano di altissima qualità: Amanda e la Banda, Baton Rouge, Marco Pandolfi, Francesco Piu, Mike Sponza e Veronica & The Red Wine Serenaders.
Abbiamo intervistato uno degli organizzatori del concorso, Davide Grandi, che si occupa in particolare delle selezioni italiane.

European blues challenge… cosa ci racconti a riguardo? Come è nata, chi sono i fautori della cosa in Europa e in Italia?
L'European Blues Challenge è un evento organizzato dall' European Blues Union, una associazione senza scopo di lucro con sede a Bruxelles, nata tra appassionati, esperti, discografici e promoter di blues. Questa associazione, su ispirazione della Blues Foundation americana, si prefigge come obiettivo quello di sostenere e promuovere la musica blues anche attraverso la promozione dei musicisti europei, giunti ormai ad un alto livello internazionale, al pari dei colleghi americani, e di vederli sempre esibirsi sempre di più  nei festival ormai decennali che si tengono in tutto il vecchio continente e anche oltreoceano.

Come funziona il concorso (se così possiamo chiamarlo)?
Il concorso o Challenge prevede un'esibizione su un unico palco  (della stessa durata  per tutti, 30 minuti) di band provenienti da tutta europa, per una due giorni quasi ininterrotta di musica. Per due anni il Challenge si è tenuto a Berlino, vista la centralità rispetto ai vari paesi europei, ma dal 2013 sarà "itinerante", ovvero si svolgerà prima a Tolosa in Francia e successivamente visiterà altri paesi come, chissà, anche l'Italia. Una giuria selezionata tra i maggiori esperti europei giudicherà le esibizioni e proclamerà il vincitore, che riceverà come premio la possibilità di esibirsi in alcuni dei festival più prestigiosi (come ad esempio il Notodden Blues festival in Norvegia).

In base a cosa sono stati scelti i candidati italiani?
Al momento abbiamo selezionato, grazie ad una giuria di esperti di blues provenienti da tutta italia, i sei finalisti (Francesco Piu, Marco Pandolfi, i Baton Rouge, Veronica Sbergia & The Red Wine Serenaders, Mike Sponza e Amanda e la Banda). Questi gruppi assieme a circa altri sessanta concorrenti, hanno inviato tre brani in formato mp3 che sono stati ascoltati dai giudici in maniera anonima, e che sono stati giudicati secondo le categorie ufficiali anche dell'International Blues Challenge di Memphis, ovvero contenuto blues, talento strumentale, talento vocale e originalità. I finalisti si esibiranno dal vivo il 3 novembre ad Arona al palazzo dei congressi, in una serata organizzata in collaborazione con l' Ameno Blues festival e Roberto Neri.

A cosa volete arrivare? Quali sono le finalità della manifestazione?
A livello europeo è la prima volta che si cerca una sinergia ed una collaborazione per promuovere i musicisti di blues "nostrani" che, in molti casi, non hanno nulla da invidiare agli americani. Non è un segreto che anche in America ad esempio sono i bianchi a portare avanti la cultura e a raccogliere dati per la storia del blues, la comunità nera ormai quasi rinnega le sue radici. Pensiamo, e siamo fiduciosi su questo, che un cappello europeo sotto cui trovarci tutti quanti, per il bene del blues, possa aiutare a superare quei personalismi e quei problemi locali che sono tipici di tutte le realtà nazionali, non solo quella italiana. Il fine ultimo è promuovere nuovi talenti e tessere una rete di collaborazione e scambio di informazioni a cui potranno attingere  tutti gli appassionati e professionisti di blues europeo ma non solo (pensiamo ad esempio ad un interlocutore privilegiato e garante della qualità per l'estero). L'organizzazione di eventi come le selezioni italiane (e ugualmente in tutti gli altri paesi) che in futuro pensiamo di estendere anche al centro sud italia con due selezioni ed una finale, speriamo faccia aumentare l'interesse del pubblico verso i nostri bluesman e diventi con il tempo un evento sempre più importante.

Oltre alla visibilità per gli artisti quale altre attività svolge la Blues Union?
Le attività che svolge sono molteplici come pure i progetti. Oltre al Challenge ci prefiggiamo di organizzare in futuro gli European Blues Awards, ovvero dei premi per i migliori musicisti di blues europei, e in occasione del Challenge già da quest'anno abbiamo organizzato un Open Market, una piccola fiera per specialisti del settore dove i musicisti, i festival ed i discografici possono promuoversi e trovare contatti importanti.

In che stato di salute è il blues in Italia? E in Europa?
Il blues in Italia ed in Europa gode di ottima salute, soprattutto rispetto al Mississippi. Certo abbiamo ancora molto da imparare dai bluesman nati accanto ai campi di cotone o abituati a suonare per pochi spiccioli di mancia, ma questo genere musicale supera le barriere razziali e geografiche, ed ogni musicista può aggiungere qualcosa di suo e personale. A volte, soprattutto in periodi di crisi economica come quella che stiamo vivendo, non è facile portare avanti un discorso musicale e culturale, ma proprio per questo una collaborazione a livello italiano e soprattutto europeo può davvero essere la soluzione giusta.

Quali difficoltà avete incontrato nell’organizzazione di questo evento?
A livello europeo moltissime, anche solo per il fatto di mettere d'accordo persone che vivono (parlo del board dell'EBU di cui faccio parte) in almeno 6 o 7 stati diversi. Oltre a ciò è una questione prettamente di volontariato, nessuno percepisce uno stipendio e tutte le spese sono a carico nostro, un motivo che rende i meeting necessari a volte più difficili. Anche in Italia spesso è difficile trovare persone che si dedichino alla promozione dell'EBU, ma devo dire che dopo i primi due anni, le cose stanno migliorando, anche per una organizzazione più attenta e dettagliata, e sempre più esperti, musicisti e promoter hanno capito che una organizzazione come questa, funzionante, è utile a tutti. Per questo stiamo raccogliendo oltre che a nuovi membri, anche preziosi collaboratori che ci offrono il loro aiuto.

Le cose più interessanti che hai visto l’anno scorso a Berlino?
Tutti i gruppi che si sono esibiti sono stati bravissimi, e la vincitrice, Rita Engedalen con il suo gruppo, provenienti dalla Norvegia, sono stati davvero i migliori. La cosa che mi ha impressionato è stato conoscere durante l'assemblea dell'EBU e l'Open Market, Jeremy Spencer, chitarrista dei Fleetwood Mac di Peter Green, in veste di appassionato di blues e musicista, ovvero un simpatico vecchietto che si aggirava timido e gentile per scambiare una parola con tutti.. una emozione che io e molti altri abbiamo vissuto grazie all'European Blues Union. 

Forse in Italia più che nel resto dell’Europa uno dei problemi che noto è la mancanza di ricambio generazionale; nel pubblico più che negli interpreti. Cosa ne pensi? Ci sono delle strategie per far conoscere il blues nel senso più ampio ad un pubblico giovane?
Il blues è e rimane un linguaggio universale, ma come tutte le cose può e deve essere reso appetibile agli ascoltatori di tutte le età, dai più giovani ai meno giovani. Molti sono i modi per interessare o almeno stupire i ragazzi giovani, dal fargli ascoltare come la ritmica del blues sia di origine africana, tanto quanto quella del rap e dell'hip hop, al mescolare brani di blues con pezzi elettronici o addirittura quasi hardcore (penso a Moby prima e alla Jon Spencer Blues Explosion poi), levandosi di dosso quell'aria viziata da puristi per capire che solo accettando anche le diversità altrui si può cercare di promuovere il proprio messaggio, quello del blues. Anche, perchè no, accettare che il rock blues in fondo venga dagli schiavi neri delle piantagioni di cotone può aiutare, e solo mantenere una mente aperta aiuta a dialogare con chi, come i più giovani, ascolta una musica diversa, ma non può rimanere insensibile ai temi universali della musica blues. Per cui bisogna portare la musica ai ragazzi, nelle scuole, negli oratori, come bravissimi musicisti sanno fare, parlando e suonando, senza paure, affidandosi al fascino della cultura che, in quanto tale, non rifiuta nessuno.

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