lunedì 30 gennaio 2012

Quando la diva del blues è italiana e suona l'ukulele. Veronica Sbergia ci parla dell'ultimo disco e dei prossimi tour.



Veronica Sbergia, lo sapete, omaggia il nostro blog con la rubrica "La Posta di Veronica"; ma non è per questo che l'abbiamo sentita... La intervistiamo perchè (e non siamo noi a dirlo) è una delle interpreti più apprezzate a livello europeo nell'ambito della "Old time music"; lo confermano un nuovo disco con Max De Bernardi in uscita a febbraio a cui hanno voluto partecipare giganti come Sugar Blue e Bob Brozman, un imminente show teatrale con i Red Wine Serenaders, l'attenzione che le riservano le riviste francesi e il  recente invito nei Caraibi (prima italiana a partecipare al Mustique Festival). Direi che basta e avanza. Di seguito intervista e gli scatti del fotografo Andrea Raso.



"Old Stories for Modern Times e' una piccola "biblioteca" di canzoni...
sara' che la storia si ripete ma le tematiche che ci troviamo a cantare  sono attuali oggi nonostante siano state scritte oltre 100 anni fa!"





Prima curiosità: quella foto con il cane che richiama un poco l'immaginario di Alice nel Paese delle Meraviglie?
L'atmosfera e' sognante e magica, oserei dire che Alice sono io e il paese delle meraviglie e' il mondo delle canzoni in cui vivo e mi muovo. Una sorta di relata' parallela dove a parlare delle storie sono gli oggetti che le rappresentano: un vecchio grammofono, una washboard, un pollo,  qualche calice di vino, dei libri e dei dischi... Poi "Alice nel Paese delle Meraviglie" è un libro che si presta a molteplici interpretazioni, ricco di allegorie e in questo un poco, alla lontana, ricorda i doppi sensi delle vecchie canzoni che interpretiamo.



Sei appena uscita dallo studio di registrazione; Old Stories for Modern Times firmato da te e Max De Bernardi. Cosa ci racconti del disco? 

venerdì 27 gennaio 2012

Linka menti n°2: l'erba del vicino è sempre buona

Eccoci ad un secondo appuntamento di "Linka menti" dove vi segnaliamo altri Blog da seguire.
Cominciamo come di consueto dall'Italia con Blussuria (il nome dice tutto), notizie e recensioni brevi e mirate ed elenchi di dischi molto interessanti; nata sotto il segno del blues anche la giovane Blogger Licia con Born Under a Blues Sign, tra notizie e un pò di storia della musica nera. Ricchissimo di recensioni ben fatte di dischi rock, blues, folk e tanto altro il blog di Enzo Curelli che vi consigliamo come consigliamo anche Torno al vinile molto attento al cantautorato rock americano ma non solo.

Nella costellazione di blog d'oltreoceano in questa tornata vi mandiamo da In a Blue Mood e da SqueezeMyLemon.

ReNutria

mercoledì 25 gennaio 2012

Colli di Bottiglia n°2: Johnny Winter by Paolo Bonfanti

Eccoci al secondo appuntamento con Paolo Bonfanti e le sue minibiografie degli "Stregoni del Bottleneck". Questa volta andiamo nel Texas a trovare il chitarrista albino Johnny Winter! Una cosa che non vi ho detto l'altra volta: passeremo volutamente da un decennio all'altro ignorando la cronologia, primo perchè non siamo a lezione, secondo perchè a prescindere dall'evoluzione dello stile e delle tecniche chitarristiche questi artisti vanno apprezzati indipendentemente dal chi è venuto prima o dopo. Sono stregoni no?!?
Ilfigliodelvoodoo

BB Censored & Cut n°1: voci divine



"Se sei sbronzo marcio non ascoltare mai "I'd Rather Go Blind” di Etta James. Piuttosto due dita in gola. Non la ascoltare dammi retta. Io l’ho fatto dopo una bottiglia di whisky e stavo per strapparmi il cuore".
J.D.Caracal

"La chitarra elettrica ha dato la possibilità all’uomo di accorciare il divario tra lui e la donna con la sua indiscussa superiorità vocale.
La chitarra elettrica non è un prolungamento del pene come si crede ma della vagina.
Solo con questo fondamentale aiuto, a parte rari casi, si è potuto avvicinare all’intensità di Bessie Smith e Etta James, alle vibrazioni divine di Billie Holiday o alla disperazione di Janis Joplin.
Per questo odio i chitarristi scarsi: è come ascoltare le lamentele di una suocera".
Ilfigliodelvoodoo


Ciao Etta



martedì 24 gennaio 2012

Dalla Sardegna con furore. Intervista a Francesco Piu che ci parla del suo ultimo disco.



Il chitarrista Francesco Piu uscirà il 16 febbraio con un nuovo disco in trio dal titolo misterioso "Maa-moo tones".
Ecco l'intervista nel deserto...




Nuovo disco per Francesco Piu, chi sono gli altri tuoi compagni di viaggio?
Per quanto riguarda il lavoro in studio Pablo Leoni alla batteria e percussioni e Davide Speranza all'armonica, per la stesura dei brani Daniele Tenca.


Perché hai scelto Tenca, Pablo e Davide?
Daniele penso che sia un ottimo cantautore che ha assorbito il meglio del songwriting americano, ma oltre questo, già col suo precedente disco ha dimostrato come fondere questo suo modo di scrivere col blues; dopo averlo conosciuto personalmente gli ho proposto questa collaborazione e lui ha accettato con grande entusiasmo. Pablo suona con me da più o meno tre anni e mezzo ed oltre che essere un batterista eccezionale è per me un grande amico, suonare con lui per me significa imparare molto sia in termini di maturità artistica sia in termini di sperimentazione. Con Davide ho iniziato nello stesso periodo in cui ho conosciuto Pablo e penso che sia un vero talento sia dell'armonica diatonica sia di quella cromatica; penso che a questo si aggiunga una bella energia e un bel feeling umano che si è instaurato tra noi. Pablo e Davide sono parte fondamentale del mio trio, in questo caso ho voluto portare in studio quella magia che ci ha permesso di registrare nel 2010 il Live at Amigdala Theatre.

Mr.Eric Bibb e Francesco in studio

Questo titolo insolito?
Ma-moo Tones  vuole essere un gioco di parole, un non-sense ricco di significato. I Mamuthones sono tipiche maschere del carnevale di Mamoiada in provincia di Nuoro, sono un simbolo forte delle tradizioni dell'isola. Anche se io vengo da un'altra provincia, quella di Sassari, ho voluto richiamare questo simbolo forte della Sardegna e riscriverlo con un piglio internazionale, come a simboleggiare le mie origini sarde che si miscelano con la musica soul e blues, provenienti dagli Stati Uniti. Per questo la parola Mamuthones si trasforma in Ma- Moo Tones ( pronuncia ma mu tons).

lunedì 23 gennaio 2012

Nei miei sogni picchio Biagio Antonacci ma quando mi sveglio lo amo.


Torno stanco a casa dal lavoro (o forse dal bar non ricordo) accendo la tv; non lo faccio quasi mai ma non ho nulla da cucinare nel frigo e ho finito il vino . C’è un canale… "Live music" o "Rock sound" o qualcosa del genere… vedo uno stadio gremito, degli strumenti, mi sdraio in poltrona quasi rilassato.
“Rock’n’Roll!”
Biagio Antonacci in concerto. Il telecomando funziona male così rimango lì, seduto, troppo pigro per cambiare canale. Ascolto di tutto poi, sono aperto ad ogni tipo di esperienza mi dico, per cui, perché no.

All’inizio penso sia uno scherzo. Biagio è un bello, fisico asciutto e muscoloso, sguardo magnetico ma ha un problema a livello professionale: la sua professione. Io non lo sono un cantante è vero, non dovrei criticarlo ma la sciagura che mi sono auto propinato come un sadomasochista musicale mi porta a farmi delle domande senza risposta. Non mi sembrano brani scritti per la voce di Billie Holiday. Come diavolo fai con un impianto zeppo di ogni diavoleria digitale, con fonici mondiali come verosimilmente saranno, a tirare fuori dal microfono questa spiazzante... cosa?
Però anche Jannacci e Conte steccano e li adoro anche per questo; sono un ingiusto a criticarlo così ma lo stadio stracolmo... sono un invidioso.

lunedì 16 gennaio 2012

Lo Scatto del Puma - Billy Gibbons ZZ Top



Eccoci ad un nuovo appuntamento della rubrica dove ritroviamo il grande Fabio Treves in veste di fotografo. Occhiali scuri, barba lunga, rock-blues al massimo volume: Billy Gibbons e chi altro?
Billy Gibbons (ZZ Top) - Milano 1997 - foto di Fabio Treves


"Quella sera ho avuto l'onore di "aprire" il loro concerto milanese e poi mi sono messo come un vero fans a scattare fotografie al mio trio di rock-blues preferito da almeno una quarantina d'anni!
Sono dei veri e propri miti, sempre rigorosamente rispettosi della matrice"nera" della loro musica! Lunga vita agli ZZTOP!!" - Fabio Treves

sabato 14 gennaio 2012

I Blind Dog Billy e lo "Psychedelic Blues" - Intervista a Python Fecchio

Due chitarre elettriche, una batteria minimale e un cane. I Blind Dog Billy fanno rock...? oppure blues...? brani originali oppure cover? Non si capisce bene e loro nei live fanno di tutto per non farlo capire ma la cosa certa è che, reinterpretino un vecchio blues tradizionale, un brano dei Doors o si lancino in una jam acida, hanno il dono di dare freschezza e personalità a tutto quello che suonano. Sarà per l'approccio naif combinato all'esperienza dei tre (quattro?) in ambiti musicali differenti ma i concerti dei Blind Dog Billy sono sempre coinvolgenti e imprevedibili. Per Interviste nel Deserto abbiamo sentito Marco Python Fecchio.


Perché Blind Dog Billy? Da dove viene il nome?
Ho sempre avuto delle difficoltà a trovare un nome per una band. In realtà l'idea è stata di Angelo Leadbelly Rossi, e non poteva essere idea migliore. Blind Dog Billy è il mio migliore amico, un meticcio che da due anni vive con me e ha conquistato un ruolo primario nella mia vita: nato cieco, ha suscitato in me sentimenti e sensazioni indescrivibili, un nuovo modo di vedere la vita attraverso di lui che non vede dalla nascita.



... abbiamo scelto la definizione di "Psychedelic Blues" che non vuol dire un bel niente ma ci piace!
... Amo le differenze. curiosità e diversità sono linfa per la creatività...



Chi sono i Blind?
Oltre ad Angelo Leadbelly Rossi e me il nostro "collante" è Angelino Fiombo, elemento prezioso e oso dire insostituibile per noi.

Se dovessi definire un vostro genere musicale? E’ possibile?
Premesso che le definizioni mi stanno strette e poco simpatiche, abbiamo scelto la definizione "Psychedelic Blues" che non vuol dire un bel niente ma ci piace!

Siete tra i più originali progetti che ho visto ultimamente… traete ispirazione da qualcuno?
Progetto è una parola fuori luogo. In realtà siamo l'opposto: niente prove, niente scalette. L'ispirazione arriva da ciò che abbiamo ascoltato, amato e rielaborato ognuno individualmente.

mercoledì 11 gennaio 2012

Colli di bottiglia n°1: Elmore James - Gli stregoni del bottleneck visti da Paolo Bonfanti

Volevamo parlare in una nuova rubrica di chitarristi slide, così abbiamo chiamato Paolo Bonfanti che, in un momento di distrazione o forse per i troppi brindisi di Capodanno, ha accettato di collaborare alla cosa. Dopo Fabio Treves, Veronica Sbergia e Aldo Pedron ecco arrivare dunque un'altra "Guest Star" che ci racconterà qualche breve storia sui grandi del bottleneck (collo di bottiglia per l'appunto).
Vi chiederete cosa centra l'immagine della pozione sopra e perchè "gli stregoni"... beh potrei dirvi che il suono della slide ha qualcosa di magico, così simile all'intensità della voce umana... ma la verità è che ho sempre amato Capitan Harlock e mi sono inventato un pretesto per usare finalmente il simbolo dei pirati. Bando alle ciance! Ecco il primo "Colli di Bottiglia - Gli stregoni del bottleneck" dedicato a Elmore James.


Ilfigliodelvoodoo
* * *


Elmore James (1918-1963) incoronato come il "Re della chitarra slide" diventa nel 1952 una figura imprescindibile dello stile bottleneck riprendendo una vecchia canzone di Robert Johnson ("I'll Believe I'll Dust My Broom") e riproponendola in versione elettrificata e con il titolo abbreviato di "Dust My Broom". Il riff in apertura, potente ed evocativo nella sua semplicità, diventa il suo marchio di fabbrica utilizzato anche in molti altri brani ed è un passaggio imprescindibile per tutti i chitarristi venuti dopo di lui. Si può dire che quel riff ha acquisito un significato per la musica Blues simile a quello dell'incipit della Quinta sinfonia di Beethoven per la musica classica!
La particolare sonorità di James che si può ritrovare in altri famosi brani come "The Sky is cryin" o "It Hurts Me,Too" ha un'incredibile profondità data da un'accordatura in Re aperto o anche più bassa di un tono, un tono e mezzo (in Do o Si aperto). Incredibile pensare inoltre che utilizzi una semplice chitarra acustica a cui è aggiunto un pick-up De Armond modificato per ottenere un suono da chitarra elettrica!

Paolo Bonfanti





Paolo Bonfanti, genovese, mancino, classe 1960 è ritenuto uno dei migliori chitarristi italiani della scena blues e country-rock. Negli anni ha collaborato in studio e dal vivo con Roy Rogers, Fabio Treves, Franz Di Cioccio, Beppe Gambetta, Jono Manson e molti altri. Ha di recente pubblicato un metodo per chitarra slide dal titolo "Bottleneck Guitar". Il suo ultimo eccellente album si intitola "Takin' a Break".



mercoledì 4 gennaio 2012

Anno nuovo: quel che arriva e quel che va nella discografia blues italiana

Le nostre spie ci segnalano le prime due importanti novità dell'anno in ambito blues in Italia:

Ma-moo Tones del Francesco Piu Trio; il chitarrista sardo è appena uscito dallo studio di registrazione dove, con Pablo Leoni alla batteria, Davide Speranza all'armonica e con la collaborazione di Daniele Tenca,  ha dato un seguito all'ottimo live di qualche tempo fa registrato all'Amigdala di Trezzo. Prodotto nientepopò di meno che da Eric Bibb (ospite anche in una traccia) il disco verrà presentato il 16 febbraio al Festival Milano Blues 89.

L'altra uscita attesissima è quella di Veronica Sbergia & Max De Bernardi che sarà intitolata Old Stories for Modern Times. Le registrazioni verranno ultimate in questi giorni e leggenda vuole che siano arrivati dagli USA per parteciparvi due giganti come Bob Brozman e Sugar Blue nonchè altri ospiti come il mandolinista Massimo Gatti. L'uscita del disco combacerà con l'omonimo tour teatrale che partirà il 23 febbraio dal Teatro Nuovo di Varese.

Parliamo del futuro ma anche del recente passato e ricordiamo qualche bel disco uscito negli scorsi mesi...

Jaime Dolce's Innersole - Sometimes Now
Come direbbe Aldo Beach "si parla di blues italiano e quindi cominciamo con un musicista americano"... ma d'altronde il newyorkese Dolce vive ormai in Italia e suona con musicisti italiani quindi partiamo con lui in questa breve carellata di album. Sometimes Now, pubblicato da poco, è un album rock-blues nella concezione più moderna del termine dove non c'è un vero e proprio genere musicale di riferimento ma un miscuglio di sonorità differenti; questo riuscendo a dare continuità e omogeneità alla produzione. Senza dimenticare le sue radici hendrixiane Jaime Dolce confeziona un cd dove strizza l'occhio anche al reggae o alle ballads. Un disco che non piacerà forse a chi ama le distinzioni di genere ma che piacerà a chi guarda lontano e sa apprezzare un musicista energico che canta, suona e scrive alla grande.

Red Wine Serenaders - D.O.C.
I menestrelli del vino rosso alias Mauro Ferrarese, Max De Bernardi, Alessandra Cecala e la "nostra" Veronica Sbergia in uno dei dischi più apprezzati dalla critica musicale nel 2011. Senza troppe parole in ambito acustico sono il meglio del roots, ragtime e blues in Italia e non solo.

martedì 3 gennaio 2012

Lo Scatto del Puma - Taj Mahal

Nell'ultima intervista avevamo timidamente chiesto a Fabio Treves di inviarci qualche altra foto scattata negli anni ai grandi artisti che ha incrociato nella sua carriera... Detto fatto! Il ciclone Treves ci ha riempito di scatti ed ecco nata una nuova rubrica; "Lo Scatto del Puma": una foto, tre righe di commento by Treves, un video scelto dalla rete, un commento dalla redazione e via! Ecco il primo appuntamento con Taj Mahal.
Taj Mahal - Milano 1978 - foto Fabio Treves

"Polistrumentista unico nel suo genere, una voce potente calda e riconoscibilissima alle prime note... uno dei miei preferiti da più di 40 anni!" - Fabio Treves