giovedì 31 maggio 2012

La musica che unisce i popoli: lo straordinario progetto di Playing for Change

Circa otto anni fa il produttore Mark Johnson in collaborazione con Enzo Buono diede vita ad un progetto  musicale che ha dell'incredibile; partendo dalla registrazione audio-video fatta ad un musicista di strada di nome Roger Ridley alle prese con "Stand by Me" si imbarcarono in un viaggio in tutto il mondo con l'intenzione di mettere in contatto artisti di strada dei luoghi più disparati.


Più facile a dirsi che a farsi ma di base l'idea è semplice e geniale al tempo stesso: con una postazione mobile di registrazione audio-video, partendo da una traccia musicale mettono in cuffia altri artisti e li fanno suonare insieme.
Il risultato come vedete è straordinario, la risonanza inaspettata (il primo video messo in rete totalizza milioni di visualizzazioni in poco tempo); Si susseguono altre canzoni, altri video e in breve gli artisti coinvolti sono un centinaio, registrati ovunque: nel barrio sudamericano, sulle montagne del Nepal, nelle Township sudafricane, nella spiaggia caraibica, nel deserto, nella rambla, nel porto di Livorno (e di questo parleremo in un prossimo post)...

L'idea è che la musica possa connettere persone di luoghi, etnie, religioni e lingue differenti e unirle in un messaggio di pace planetario.



Al progetto aderiscono tra gli altri Bono, Manu Chao, Keb' Mo, viene prodotto un documentario emozionante dal titolo Peace Through Music, il canale youtube oggi ha 104 milioni di visite;
Nasce una fondazione benefica: la Playing for Change Foundation che attraverso le donazioni e la vendita dei cd e dvd legati ha avviato sette progetti di costruzione di scuole di musica in Africa e in Nepal.
Per saperne di più:  www.playingforchange.com  





Il Black & Blue Festival nel suo piccolo contribuirà al progetto a breve saprete come.

ReNutria

mercoledì 30 maggio 2012

Black & Blue Festival ecco i primi nomi dell'edizione 2012: Peaches Staten, Cyborgs, i Red Wine e il Bonfa!

Arrivano le date ufficiali del Black & Blue Festival di Varese: 05 - 22 luglio

Si partirà come di consueto con gli eventi collaterali: cucina, proiezioni e ovviamente concerti le prime due settimane per poi arrivare al nucleo principale tra il 20 e il 22 ai Giardini Estensi.





Ecco i primi nomi confermati:

8 luglio@Twiggy Cafè 
PEACHES STATEN BAND
Aperitivo con cucina rivisitata di Chicago... ascoltando una delle blues queen della città ventosa: Peaches Staten travolgente vocalist nera che ha prestato la sua voce a tutti i big della musica nera.
15 luglio@Piazza Montegrappa
THE CYBORGS
Il nuovo fenomeno musicale del blues italiano -  maschere da saldatore, dicono di arrivare dal futuro e suonano una roba a metà tra i Black Keys e Lightnin' Hopkins; grandiosi...


20 luglio@Giardini Estensi 
PAOLO BONFANTI + VERONICA & THE RED WINE SERENADERS
Serata interamente unplugged e con il meglio della scena "italica"; amici del blog come sapete il Bonfa e i Red Wine sono reduci da un'annata memorabile con uscite discografiche incensate dalla critica musicale, tour all'estero e collaborazioni con alcuni mostri sacri d'oltreoceano... non potevano dunque mancare al Festival! E la jam finale vorrete mica perdervela...

A brevissimo le altre conferme del Festival!






Sottovoce: l'unplugged nel tinello



Segnaliamo con piacere questa iniziativa a Varese dell'intraprendente gruppo di ragazzi dell'associazione Red Box;
"Sottovoce": house concert unplugged, fatti in case, appartamenti, giardini, cucine, garage e per chi ha un bagno molto molto spazioso - perchè no - anche lì.

Nulla di nuovo qualcuno direbbe, da qualche annetto la pratica degli house concert è arrivata anche in Italia, ma questi di Red Box sono giovani che vanno seguiti con attenzione perchè danno molta importanza alla musica e quindi l'hanno presa sul serio: trovano la location, selezionano gli artisti, portano cuscini, candele, luci impianto e quant'altro, raccolgono le iscrizioni e fanno promozione; e se non bastasse riprendono le esibizioni, intervistano i musicisti, montano i video e buttano tutto sul web.

martedì 29 maggio 2012

Il backstage del video di Veronica Sbergia e Max De Bernardi secondo il regista psichedelico John Barchetta

John Barchetta - cineasta di quartiere, mai premiato in nessun concorso internazionale e unico al mondo ad aver vomitato sul set sei volte in un giorno - ci racconta il backstage del videoclip di Veronica Sbergia & Max De Bernardi, girato in Cile e in uscita nei prossimi giorni.

Innanzitutto John, sappiamo che tu hai dichiarato alla stampa internazionale di non volere più girare videoclip, ci risulta che hai rifiutato di girare videoclip di artisti del calibro di Stefano Guazzaloca, e Jesus Carmelos, diversi anni fa.


Si è vero... ho smesso di fare videoclip perché mi drogavo troppo, e perché obiettivamente non credo più nel videoclip, preferisco il live perché è veritiero e più psichedelico. Infatti tutti i miei prossimi videoclip saranno una cosa che chiamerò Livoclip, una cosa nuova che ho appena inventato proprio in questo istante...

Allora cosa ti ha fatto scegliere di girare invece questo videoclip in particolare.

Beh in questo caso ho fatto uno strappo alla regola per due motivi: il primo è che i Serenaders sono una realtà che mi piace tantissimo e con i quali mi sento in sintonia, e sono assolutamente fuori dagli schemi, quindi forse il gruppo meno "da videoclip" che conosco.


... e il secondo motivo?


Quale secondo motivo? scusa mi ero distratto.


Vabè... John, raccontaci di questa esperienza.

Quel giorno avrebbe dovuto essere buio e tempestoso, nei mie progetti, mi sono alzato, ho preparato il consueto gin mattutino, poi guardando fuori dalla finestra ho capito che avrei dovuto combattere con il tempo atmosferico, girare in esterna è un po' come andare in guerra, è un casino, devi essere pronto a tutto, improvvisare, salvare le tue truppe dal massacro, evitare le baionette del destino.

Ok John, abbiamo capito la metafora, vai avanti per favore.

Ok scusa, quindi avevo deciso di non impegnarmi nel pensare o immaginare come avrei voluto necessariamente il tempo atmosferico, perché non dipendeva da me. Sono arrivato sul set, c'era ad aspettarmi il produttore di Veronica, come al solito raggiante e pieno di ottimismo che subito mi ha insultato perché ero un po' brillo.
Abbiamo fatto il sopralluogo della location, mi è venuto il fiatone perché lo abbiamo fatto correndo, non so perché, e anche fumando, poi abbiamo cominciato a preparare le attrezzature, in modo da essere pronti a girare all'arrivo della band… ma ecco che abbiamo trovato per terra una piccola busta di plastica.


Interessante, sei molto bravo a raccontare i backstage, John.

Grazie

Prego


...
Vai avanti


Come avanti?


Dicevi …busta di plastica…

lunedì 28 maggio 2012

Aldo Beach vive! Tornano le recensioni... Doors, Zydeco e blues italiano!

Pensavamo di averlo perso... sbranato da uno yeti alieno... (qui l'ultimo contatto)
Troncate le comunicazioni con lui nell'ultimo suo atterraggio in un pianeta non meglio identificato lo si dava per spacciato; ma l'Aldone ha trovato un modo per inviarci le sue recensioni; 
Aldo Beach ha sette vite come i gatti o forse nove?!? Sta di fatto che l'altro giorno abbiamo cominciato a ricevere decine e decine di mail... cominciamo con la prima: copia e incolla a voi.
Ah dimenticavo le mail iniziano tutte con la frase "il mattino ha l'oro in bocca".

THE MAGNETOSCOPICS
HEART  ATTACK
(autoprodotto )
The Magnetoscopics sono un gruppo nostrano, ben amalgamato,una band italica della zona del Varesotto, di  Cadorago, Busto Arsizio e dintorni.
Attualmente sono un quartetto con una passione in comune : il blues di B.B. King, di Albert King, dell’armonicista Little Walter Jacobs, Charlie Musselwhite  e numerosi  altri artisti e bluesmen  americani.
Marco Simoncelli è l’artefice di questo prodotto, un’armonicista e cantante assai poliedrico che suona l’armonica a dieci fori e l’armonica cromatica. Lui ci aveva già impressionato positivamente con il suo album precedente, un cd da solista intitolato Tuttology pubblicato nel 2008. Ancora una volta Marco Simoncelli e la sua band esplorano vari generi musicali anche se in prevalenza propongono del blues elettrico passando da alcune cover come  I want to be loved  di Willie Dixon e Temperature di Little Walter Jacobs, Ain’t gonna do it di Fats Domino sino alla cubana Dos gardenias di cui ricordiamo la versione di Omara Portuondo & Ibrahim Ferrer per Buena Vista social Club e qui in una  versione inusuale mentre ben 6 altri brani del CD sono firmati dallo stesso Marco Simoncelli.  Sono  assai  piacevoli le due ballate stile anni ’50 Blondie babe e The man with no tears.
Marco Simoncelli si cimenta alla armonica e voce, la sezione ritmica è costituita da Roberto Stefani alla batteria e Billi Billiani al basso e contrabbasso mentre Tiziano Galli si fa notare alla chitarra. Blues suonato in maniera classica, in modo fluido, preciso e coinvolgente, del blues caleidoscopico ma le 13 canzoni dell’album presentano anche echi di rhythm and blues, soul, country e jug music.     
Un disco brillante  e spettacolare suonato  in maniera rigorosa ed accurata e di buon gusto.


C. J CHENIER  
CAN’T SIT DOWN

Nel  1987 moriva il re incontrastato della musica zydeco, CLIFTON CHENIER.
Tocca al figlio, l’ingrato compito di  seguirne le orme e l’impresa naturalmente è assai ardua.
Clayton Thomas Chenier ( C.J. Chenier ) classe 1957  è nato a Port  Arthur in  Texas, lontano dal padre che è nato e vissuto sempre in Louisiana.
C.J. CHENIER è un artista che si è dedicato alla musica funky e al rock , distante  dai teoremi musicali del padre che invece seguiva il blues più classico
da lui trasformato in zydeco cantando  Lasser le bon temps rouler.

Dal Web: Sonic Junction l'Accademia del Blues

Un nostro lettore ci ha segnalato un sito innovativo oltre che molto interessante; ecco cosa succede in rete...


Cosa è Sonic Junction? Si tratta forse di una casa discografica, di un programma radiofonico oppure di un gruppo musicale? In realtà niente di tutto questo. Sonic Junction, fondato da Mike Caren, può essere considerato come un social network o un’accademia del blues virtuale dove utenti di tutto il mondo si possono collegare per imparare a suonare  blues grazie alle video lezioni caricate sul sito. Fin qua Nothing New Under The Sun. Quel che invece  differenzia Sonic Junction dai  comuni video metodi attualmente in circolazione è l’interazione che si crea con gli insegnanti che sono dei veri e propri master del Blues mondiale. Esistono quindi quelle che a tutti gli effetti si possono considerare tre classi virtuali.  Le lezioni di  blues elettrico sono tenute dal 2 volte Grammy Award Duke Robillard, al blues acustico Corey Harris vincitore del W.C Handy Award per miglior album blues acustico e interprete principale del documentario prodotto da Martin Scorsese “Feel like goin home”, e Jerry Portnoy all’armonica blues tre volte Grammy Award in collaborazione con Muddy Waters e Eric Clapton.

L’innovativa esperienza di Sonic Junction consiste principalmente nella possibilità che gli utenti hanno di instaurare un contatto diretto con i migliori interpreti del panorama blues mondiale ricevendo consigli mirati e  costruttivi poiché Harris, Robillard e Portnoy non sono solo grandi performer ma hanno alle spalle anni e anni di solida esperienza nell’insegnamento e trasmissione di conoscenza. Ogni mese si studia una canzone che viene divisa in quattro parti. L’utente ha a disposizione diversi accorgimenti per rendere più piacevole la lezione. Dal bottone per registrare in diretta il video senza la necessità di caricamenti su Youtube, agli utilissimi Loop che colgono uno spezzone della lezione focalizzando l’attenzione sullo studio, ad esempio, della melodia prima e delle linee di basso poi. Esiste inoltre anche un forum dove gli utenti si scambiano opinioni e nel quale è possibile chiedere a Harris, Robillard e Portnoy una canzone a piacere da studiare.
I costi sono davvero molto contenuti. Si parte dal simbolico 1$ per il primo mese di prova, ai 19,95$ (15€ circa) per il mensile, e 199$ per la sottoscrizione annuale con un risparmio di 21$. Le forme di pagamento sono quelle più comunemente utilizzate per effettuare gli acquisti su internet.
Sonic Junction riassume  tutti i lati positivi offerti dalla rete partendo dall’abbattimento delle distanze, la condivisione diretta di esperienza, emozioni, passione per la musica, e soprattutto la tecnologia al servizio dell’uomo e non viceversa. Una vera e propria accademia del blues che è bene sottolineare di accademico ha ben poco.

Sonic Junction site

Alessandro Wedeboi Barbera