Pochi mesi fa la Universal si è scomodata per ristampare "Live at the Marquee" dei Nine Below Zero. L'album, un live del 1980 appunto, fu l'opera prima del quartetto tuttora perennemente in tour per l'Europa.
Chi non conosce la storia della musica forse non sa che quel debutto fu una folgorazione per molti appassionati, una bomba che proiettò Dennis Greaves, Mark Feltham e compagni dai pub londinesi alle tv e ai grandi palchi. Un successo rapido come la loro musica ma anche breve dato che la band si separò pochi anni dopo (per poi ricomporsi nel 1990 con l'arrivo della sezione ritmica di Rory Gallagher!).
Tornando a quel 1980 c'era stato il British Blues e c'era il Punk e il quartetto che si era ormai esibito in tutte le birrerie di Londra sforna questo disco che coglie appieno lo spirito del periodo pur essendo controcorrente.
I Nine Below Zero si ispirano a Muddy Waters a Chuck Berry a Freddy King e a Sonny Boy Williamson ma hanno l'approccio rissoso e frenetico da ribelli di periferia londinese; si vestono eleganti ma sputano sudore e birra nei peggiori (o migliori a seconda dei punti di vista) pub londinesi. Troppo blues per essere punk, troppo bianco per essere nero...
E' pub-rock, "categoria" in cui sono stati infilati artisti differenti come Nick Lowe, Graham Parker, l'Elvis Costello della prima ora e soprattutto i Dr. Feelgood (prima ispiratori e poi rivali in fama dei Nine).
Nuova versione rimasterizzata quella di questa ristampa con l'aggiunta di 7 inediti e materiale video da quelle due calde notti di registrazione al mitico Marquee per il gruppo che il padre del blues inglese Alexis Korner definì "il gruppo inglese più eccitante dopo i Rolling Stones".
Una chicca come si suol dire da avere assolutamente e non come memorabilia ma come goduriosa performance di un gruppo attivo e prolifico oggi più che mai (e, buon per noi, innamorato dell'Italia).
IlFigliodelvoodoo
il sito
Chi non conosce la storia della musica forse non sa che quel debutto fu una folgorazione per molti appassionati, una bomba che proiettò Dennis Greaves, Mark Feltham e compagni dai pub londinesi alle tv e ai grandi palchi. Un successo rapido come la loro musica ma anche breve dato che la band si separò pochi anni dopo (per poi ricomporsi nel 1990 con l'arrivo della sezione ritmica di Rory Gallagher!).
Quando in Rai passavano cose interessanti...
Tornando a quel 1980 c'era stato il British Blues e c'era il Punk e il quartetto che si era ormai esibito in tutte le birrerie di Londra sforna questo disco che coglie appieno lo spirito del periodo pur essendo controcorrente.
I Nine Below Zero si ispirano a Muddy Waters a Chuck Berry a Freddy King e a Sonny Boy Williamson ma hanno l'approccio rissoso e frenetico da ribelli di periferia londinese; si vestono eleganti ma sputano sudore e birra nei peggiori (o migliori a seconda dei punti di vista) pub londinesi. Troppo blues per essere punk, troppo bianco per essere nero...
E' pub-rock, "categoria" in cui sono stati infilati artisti differenti come Nick Lowe, Graham Parker, l'Elvis Costello della prima ora e soprattutto i Dr. Feelgood (prima ispiratori e poi rivali in fama dei Nine).
Una chicca come si suol dire da avere assolutamente e non come memorabilia ma come goduriosa performance di un gruppo attivo e prolifico oggi più che mai (e, buon per noi, innamorato dell'Italia).
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